Fino ad ora abbiamo considerato lo spazio solamente con la rappresentazione che abbiamo definito come ortogonale. Questo tipo di rappresentazione simbolica è indicata per una introduzione ai concetti che abbiamo espressi, in virtù della sua relativa semplicità e, a rigore, dovremmo dire immaginabilità. [1]
La rappresentazione ortogonale dello spazio ha come caratteristica fondamentale quella di considerare ogni punto dello spazio sotto il suo aspetto virtuale, e quindi anche come centro virtuale dello spazio stesso. Potremmo quindi definire che, questo tipo di rappresentazione, sia in un certo senso virtuale nella sua semplificazione e che sia in definitiva funzionale a descrivere quella che in nuce costituisce la struttura dello spazio.
Vediamo ora come sia possibile passare da una rappresentazione simbolica virtuale, così come l'abbiamo descritta, ad una rappresentazione simbolica attuale individuando, in primo luogo, il centro dello spazio come punto unico principiale e generatore, definendo quindi una gerarchia tra i punti in relazione alla loro prossimità a tale centro effettivo. [2]
Il passaggio da una visione dove ogni punto è virtualmente il punto centrale dello spazio alla visione dove un unico punto è attualmente il centro generatore dello spazio, implica l'introduzione di una diversa visione geometrica dello spazio, questa nuova visione non esclude la validità simbolica di quella che abbiamo fino ad ora descritta, ma in virtù della proprietà dei simboli di consentire molteplici interpretazioni a diversi livelli, la integra e la completa.
Questa ulteriore visione geometrica dello spazio e la rappresentazione che la descrive può essere definita come una rappresentazione radiale dello spazio.
Per comprendere questa particolare rappresentazione dello spazio dobbiamo, in primo luogo considerare un unico punto centrale nello spazio, tale punto sarà naturalmente, come abbiamo visto in precedenza a proposito della relazione tra il punto e la retta cui appartiene, anche il punto medio di una retta nello spazio e sarà quindi origine di due semirette che si sviluppano in opposte direzioni per una lunghezza indefinitamente grande.
Consideriamo ora che una di queste due semirette sia il raggio di una circonferenza, che sarà parimenti di lunghezza indefinita, questo raggio avrà quindi per estremi, da un lato il punto che consideriamo centro di tale circonferenza, dall'altro un punto appartenente alla circonferenza stessa. Questa circonferenza sarà formata da una serie di punti, e come ogni linea, tali punti saranno separati da quell'intervallo di estensione indefinitamente piccola che abbiamo precedentemente descritto; la circonferenza, la semiretta che consideriamo suo raggio ed il punto che è il suo centro appartengono naturalmente ad un medesimo piano nello spazio.
Immaginiamo di unire ogni punto della circonferenza con il centro della circonferenza stessa, otteniamo così la totalità dei raggi di questa circonferenza, raggi che convergeranno nel medesimo punto centrale. La natura e la misura di questa convergenza ci porta ad una interessante considerazione, infatti, se consideriamo due punti della circonferenza, tali punti saranno uniti al centro da due raggi convergenti al centro e se questi due punti sono adiacenti tra loro, quindi distinti dal noto intervallo di estensione indefinitamente piccola, potremmo affermare che la loro convergenza sarà una convergenza limite, in quanto l'intervallo che determina la distanza tra tali raggi sarà indefinitamente piccola sia in prossimità del centro, sia ad una distanza indefinitamente grande da esso.
Tale convergenza limite può essere assimilata ad un parallelismo, e rappresenta il punto di contatto tra la rappresentazione radiale e la rappresentazione ortogonale dello spazio come l'abbiamo precedentemente descritta, la cui differenza essenziale sta, infatti, nella individuazione del punto limite, che è il centro della circonferenza, come unico punto di superamento di tutte le distanze, anche indefinitamente piccole che consentono una qualsiasi differenziazione, e che rappresenta quindi il luogo privilegiato dove il molteplice si concentra [3] nell'unità.
Fino ad ora abbiamo considerato il punto centrale come punto medio di una retta prima e poi come centro di una circonferenza, la qual cosa corrisponde a due successivi livelli di complessità della rappresentazione, che con linguaggio matematico potremmo definire rispettivamente come prima e seconda potenza. Tali livelli di complessità sono idonei a rappresentare, l'estensione lineare per la prima potenza e l'estensione di un piano o superficie, per la seconda potenza.
Dovendo ora rappresentare l'estensione spaziale, introduciamo un ulteriore livello di complessità, come terza potenza, che risulta essere il livello minimo di complessità per descrivere lo spazio stesso.
Riprendendo come base la rappresentazione ortogonale dello spazio, fondata sulla croce spaziale a sei braccia, consideriamo il piano orizzontale, passante per il centro, e l'asse ortogonale che lo interseca nel centro stesso. Al piano orizzontale appartengono quattro delle sei braccia della croce, e più precisamente quelle che formano la croce orizzontale, che simbolicamente rappresentano l'ampiezza relativa ad un grado dell'esistenza, mentre l'asse verticale ne rappresenta l'esaltazione [4] trascendente quel determinato piano di esistenza ed attraversante tutti i piani di esistenza sovrapposti.
Il nuovo livello di complessità introdotto ci porta a considerare anche tutte le possibili posizioni nello spazio tridimensionale dell'asse verticale della croce rispetto al suo centro, che consideriamo fisso, e considerandole simultaneamente, quindi al di fuori della condizione temporale, otteniamo che questa molteplicità indefinita di assi determinerà quello che potremmo definire il fascio totale delle rette passanti per un punto nello spazio. Di conseguenza se consideriamo simultaneamente tutte le possibili posizioni della croce tridimensionale, mantenendo fisso il suo centro, otteniamo la compenetrazione totale di tutte le possibili croci.
La presenza simultanea di tutte le possibili croci tridimensionali, che andrà a ricoprire tutti i punti presenti nello spazio e la loro compenetrazione, può essere considerata la rappresentazione geometrica dell'Irraggiamento Universale. La sintesi formale ed allusione simbolica di tale Irraggiamento Universale, ci viene data dalla rappresentazione artistica della stella, nelle sue varie forme, che ne sottolineano particolari significati, come abbiamo precedentemente esposto.
[1] Usiamo il termine immaginabilità in quanto si tratta di concetti e forme geometriche pure e quindi astratte, dove lo strumento mentale più idoneo per la loro comprensione è appunto l'immaginazione. [torna]
[2] Intendiamo la rappresentazione come simbolica in quanto non ci riferiamo qui al solo spazio sensibile e quindi, come tale, sottoposto a tutte le condizioni e limitazioni proprie della manifestazione e della percezione sensoriale umana, ma intendiamo lo spazio nella sua più vasta accezione simbolica. Dobbiamo comunque considerare che queste rappresentazioni geometriche sono sempre necessariamente imperfette, come è imperfetta qualsiasi rappresentazione formale. [torna]
[3] L'azione del concentrare è propria del riconoscere il centro comune come origine e generatore. [torna]
[4] I termini ampiezza ed esaltazione sono ripresi dalla tradizione esoterica islamica e riportati da R. Guenon in Il Simbolismo della Croce [torna]